Ultimo aggiornamento: 19.02.2019

Cultura

Donne
Mostra con opere di Vishka e Amir Sabet Azar, giovani artisti iraniani, a cura del direttore artistico Ferdinando Creta, che rappresenta un altro tentativo di dialogo con altre culture. Vishka e Amir sono due fratelli che, al momento, assistiti dal maestro Peppe Leone e ospiti della signora Scrocco, vivono in una residenza d’artista dell’amministrazione comunale di Buonalbergo, dove sembra abbiano trovato l’habitat ideale per realizzare le loro opere. In quella Buonalbergo, dove nel secolo scorso già un’altra artista straniera (rumena) dipinse donne: Virginia Tomescu Scrocco, alla quale questa mostra, tra l’altro, vuole essere un omaggio.
Lo scorso anno hanno esposto alla Fondazione Mazzullo, nella prestigiosa sede del Palazzo dei Duchi di Santo Stefano a Taormina, per la mostra I Grandi di Persia, con la presentazione critica di Vittorio Sgarbi, e ancor prima a Padova nelle sale del Palazzo della Ragione, nell’ambito del festival Babele a Nord-Est, sempre a cura di Vittorio Sgarbi, per l’evento 'La condizione della donna in Iran e altrove'. Continua nella mostra beneventana il tema del dialogo tra la civiltà occidentale e quella iraniana all’insegna del rispetto delle rispettive identità culturali e della difesa dei diritti della donna. 
I dipinti di Vhiska e Amir, nelle loro seduzioni evocative, si connettono alle frequenze della contemporaneità, denunciando temi cogenti come la difesa dei diritti umani e il rispetto della dignità della donna nella società globale.
Come per altri artisti del Medio Oriente la scelta dell’arte figurativa scaturisce dalla necessità di incidere sulla realtà per coinvolgere l’osservatore nel processo artistico. Forse è questa necessità che spinge Vishka e Amir, attraverso un’azione creativa liberatoria, a ricercare una nuova identità che coniughi la nostra cultura con quella della loro origine.
Mentre Amir rappresenta le donne figlie della guerra nei loro ricordi e nelle loro nostalgie, donne tristi che vivono nel passato nella speranza di un futuro, Vishka dipinge la denuncia, donne ombre nella strada, donne che hanno perso se stesse per cercare la felicità, donne che non esistono per la società, donne senza voce, femmine che, senza essere madri, hanno prestato il proprio corpo per procreare. Nei loro discorsi e nella loro pittura è forte e chiaro il concetto di pace e di libertà. Lavorano da qualche tempo sul tema della pace e non amano essere definiti iraniani, nome imposto dal governo, mentre preferiscono il nome d’origine: Persia, nel ricordo della grande civiltà di Ciro il Grande, 3.000 anni fa già parlava di libertà delle religioni e delle culture e soprattutto di libertà della donna. 
Dal 19 gennaio (ore 16,30) al 24 febbraio 2019 
  • Biglietto: Ingresso libero
  • Email: arcos@sannioeuropa.com
  • Indirizzo: Museo Arcos - Corso Garibaldi
  • Orario ingresso: Da martedì a domenica dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle ore 15,00 alle 18,30. Lunedì chiuso
  • Sito: www.facebook.com/ArcosBn
  • Telefono: 0824 312465
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