Ultimo aggiornamento: 22.04.2018

Cultura

Museo Diocesano e Percorso Archeologico Ipogeo
Il 25 maggio 1981 venne inaugurato ufficialmente il Museo Diocesano; la sede prescelta per l’allocazione del Museo fu la pseudocripta, sottostante la basilica cattedrale, che conserva elementi strutturali di età romana, lacerti pavimentali in opus sectile, frammenti di pittura di età altomedievale e gotica.
Agli inizi del nuovo secolo, scandito dalla celebrazione del Giubileo del 2000, emerse la necessità di un ampliamento del museo stesso dagli spazi offerti dalla pseudocripta ai locali adiacenti e di un riallestimento dell’esistente, onde consentire l’esposizione di altre importantissime collezioni e specialmente di quanto rimaneva del tesoro recuperato e in parte restaurato, già vanto della chiesa cattedrale.
L’allestimento museografico è stato inaugurato il 18 dicembre 2012.
Lo scavo, condotto con l’alta sorveglianza del MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) e sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, ha raccolto dati di notevole interesse storico-culturale, portando alla luce reperti archeologici e strutture abitative risalenti alla preistoria e all’età del bronzo nonché ai periodi sannita, romano, paleocristiano e medioevale.
Lungo il percorso museale ipogeo, i visitatori possono osservare da vicino le testimonianze dei vari insediamenti succedutisi nel tempo ed avvicinarsi alla storia millenaria del Duomo, anche attraverso pannelli divulgativi, immagini fotografiche, ricostruzioni virtuali e vetrine con reperti trovati in loco che, grazie ad un accordo con la Soprintendenza, sono stati lasciati nel sito.
L’ingresso agli scavi è ubicato sotto il presbiterio alla fine delle navate collocate a destra rispetto all’entrata della Cattedrale.
Il gruppo di visitatori è composto da un massimo di 10 persone ed è sempre accompagnato da personale dell’Ufficio diocesano per la Cultura e i Beni culturali.
La pseudocripta viene riaperta ufficialmente alla pubblica fruizione sabato 28 novembre 2015. Attualmente essa consta di due navate allineate in senso trasversale rispetto all'abside, la cui fondazione in opus vittatum risale al V secolo d.C., separate tra di loro da un notevole colonnato, realizzato con numerosi elementi di spoglio.
Il percorso espositivo all’interno della pseudocripta unisce il dato architettonico, le emergenze archeologiche, i lacerti pittorici, i manufatti lapidei e le testimonianze storico-artistiche, e intende narrare in sequenza la storia e la vita della Chiesa beneventana. Il viaggio inizia dalla romanità (manufatti lapidei e sedici ampolle vitree databili tra i secoli I-IV d. C.); sosta sulla prima cristianizzazione, sul protovescovo Gennaro, sul costituirsi di un ordo ecclesiasticus (statua settecentesca del santo martire, due lapidi paleocristiane di cui una di rara importanza per l’attestazione del duplice ministero ecclesiale di lector psalmista); attesta il culto mariano e la devozione verso la Madre della misericordia (cappella della Madonna della misericordia); si snoda attraverso la vicenda del vescovo Barbato che convertì i Longobardi beneventani al cattolicesimo romano (la cosiddetta cattedra di San Barbato, ciclo pittorico di San Barbato); continua con la presentazione di manufatti provenienti dalla recente indagine archeologica nella chiesa cattedrale. In successione una sala è riservata ai quattro gruppi di frammenti dei carmi sepolcrali in distici elegiaci, risalenti al sec. IX, dei principi longobardi di Benevento Sicone, Radelchi I, Radelgairo e della principessa Caretruda, provenienti dall’ultimo arcone cieco a destra del primo ordine della facciata della Cattedrale (rovinata dai bombardamenti), dove erano stati inseriti nei secoli XII-XIII, dopo la rimozione delle tombe poste nel distrutto atrio (il cosiddetto Paradiso). Testimonianze pavimentali di diversa fattura ed epoca della cattedrale, un dipinto su tela dell’arch. Cosimo Pedicini che raffigura la facciata del duomo (rilettura di un’acquaforte di Carlo Labruzzi di fine Settecento) e la statua in marmo del secolo XIV di una figura alata che tiene per una mano un bambino e regge nell’altra un agnello (parte di un monumento funebre e probabile personificazione della carità, una delle tre virtù teologali) concludono per il momento la narrazione, attraverso la quale si vogliono comunicare conoscenze ma soprattutto emozioni.
I lavori di ampliamento del Museo continueranno.
La nuova struttura museale disporrà di oltre 1000 mq di superficie, distribuiti in diversi ambienti.
Al suo interno saranno conservati antichi e preziosi codici medievali, tesori liturgici e musicali dell’Italia meridionale nella caratteristica scrittura “beneventana”, manufatti di valore storico–artistico e documenti per lo più provenienti dalla distrutta cattedrale e dal suo tesoro, recuperato dopo la distruzione subita dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale.

 
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