Ultimo aggiornamento: 21.04.2018

Itinerari

Arte storia e religione - I soldati "Piemontesi" ed i "briganti"
foto Bandiera
Lo storico Pasquale Villari afferma che “il brigantaggio non nasce da una brutale tendenza al delitto, ma da una vera e propria disperazione. Diventa la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche e secolari ingiustizie”. E’ indubbio che i sogni di libertà, di conquista delle terre da parte dei contadini svaniscono immediatamente con i primi provvedimenti del nuovo governo. Si assiste storicamente a moti di reazione popolare che investono tutte le province del Sud d’Italia.
Nella neo-nata provincia di Benevento, tutti i paesi sono in tumulto, in fibrillazione contro i provvedimenti dell’autorità costituita. Dopo la capitolazione di Gaeta, la situazione peggiora ed ecco entrare in azione i Comitati Borbonici che montano la reazione contadina, al fine di dare alla stessa una connotazione di legittimità con la speranza di un ritorno al trono di Francesco II Borbone.
Sull’onda di queste proteste, si costituiscono e si organizzano bande armate pronte a scontri violenti con reparti militari e squadre della Guardia Nazionale, in luoghi aspri, pieni di insidie, dove il terreno conosciuto dai locali ben si presta ad azioni di guerriglia.
Una di queste bande, formatesi con elementi di Casalduni, Campolattaro, Morcone e con soldati sbandati del disciolto esercito borbonico, il 7 Agosto 1861, si diresse a Pontelandolfo dove, devastato il corpo di guardia e bruciato il tricolore, issò la bandiera borbonica, proclamando l’instaurazione del governo provvisorio borbonico. La trionfale protesta popolare si estese a macchia d’olio ai paesi circostanti, destando la preoccupazione del vicino governatore di Campobasso, che inviò immediatamente un gruppo soldati ad arginare le bande che operavano nel territorio.
I soldati, dirigendosi verso Casalduni, stanchi per la forzata marcia, furono accerchiati dal sergente borbonico Angelo Pica e dai suoi uomini, e furono condotti a Casalduni, dove furono fucilati.
Immediata fu la reazione del Generale Enrico Cialdini alla notizia giunta a Napoli, dell’uccisione del tenente Bracci e dei suoi uomini. Si decise così che “il doloroso ed infame fatto di Pontelandolfo e Casalduni “ dovesse essere castigato, in modo che “di quei due paesi non rimanga più pietra su pietra”.
Il 14 Agosto 1861, cinquecento bersaglieri si diressero verso Pontelandolfo, mentre un’altra colonna di quattrocento uomini si diresse verso Casalduni per compiere un’azione repressiva - punitiva.
Fu tale la brutalità dell’azione militare che l’on. Giuseppe Ferrari, deputato milanese, ne fece oggetto di apposita discussione nella seduta parlamentare del 2 dicembre 1861.
A Pontelandolfo e Casalduni i morti furono sicuramente più di mille, anche se le cifre reali non furono mai rese note dal governo

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