Ultimo aggiornamento: 22.04.2018

Itinerari

Parchi e natura - Pietraroja, “Ciro” e il “mare” di Baselice
foto Scipionyx Samniticus

Il Titerno ed il Fortore sono particolarmente ricchi di fossili. Qui, infatti, sorgono Pietraroja e Baselice, due paesi di grande interesse dal punto di vista paleontologico.
Pietraroja era già famosa alla fine del 1700 come sito scientifico per il ritrovamento di fossili e deve il suo nome proprio alle impregnazioni di ossidi di ferro che presentano i suoi calcari (“roja”).
Uno dei primi studiosi che diede notizie sul rinvenimento di pesci fossili in Pietraroja fu Scipione Breislak che ne parlò nel suo lavoro del 1798, “Topografia Fisica della Campania”, ma fu nel 1982 che i circa 40 ettari della Civita di Pietraroja vennero dichiarati Parco Geopaleontologico, divenendo il primo Parco di questo genere in Italia.
In realtà, se molti fossili sono venuti alla luce, altri ancora sono celati nei calcari di Pietraroja, calcari che rappresentano un particolare episodio sedimentario di un ambiente lagunare, di tipo tropicale.
Buona parte della fauna fossile di Pietraroja è costituita da pesci fossili, di cui si contano oltre 22 specie, ma non sono mancati ritrovamenti di rettili, gasteropodi e resti vegetali. Tra questi ritrovamenti, ce n’è stato uno che ha fatto balzare agli onori della cronaca questo giacimento poco conosciuto: il ritrovamento di un cucciolo di dinosauro carnivoro, unico esemplare al mondo, perfettamente conservato.
La storia del suo ritrovamento è alquanto esemplare. Il fossile del dinosauro era stato ritrovato nel 1980, da un cercatore di fossili dilettante che però non ne capì l’importanza scientifica della scoperta. Circa 10 anni dopo, successivamente all’uscita e al successo del film di Spielberg “Jurassic Park” , il nostro scopritore pensò di consegnare il fossile nelle mani di esperti professori di paleontologia che rilevarono al mondo scientifico l’importanza del ritrovamento. Esso è infatti un piccolo dinosauro lungo 30 cm circa, denominato Scipionyx Samniticus, affettuosamente chiamato “Ciro”.
Il suo scheletro è conservato integralmente e in perfetta connessione anatomica, ma la cosa più importante è la presenza nel fossile di organi interni perfettamente conservati come i muscoli pettorali, la trachea, l’intestino, il fegato. Denti e vertebre dimostrano la giovanissima età dell’esemplare, il collo, che risulta dritto e teso, mostra, invece, che non è passato molto tempo tra morte e seppellimento.
Il patrimonio di Pietraroja, anche grazie a “Ciro”, è unico nel suo genere insieme all’intera Civita costituendo un vero e proprio “monumento geologico”.
E’ di recente istituzione in Pietraroja il Paleo-Lab, un “Museo-Laboratorio di geologia e paleontologia” con la finalità divulgativa-didattica della conoscenza della Terra attraverso “un viaggio” che consente di ripercorrere le vicende geologiche che hanno portato la laguna di Pietraroja a trasformarsi, oggi, in una parte dell’Appenino Matese.
Un’altra importante meta per gli appassionati di paleontologia, sempre nella provincia beneventana, è Baselice. Paese del Fortore, fin dal lontano passato, è stato luogo di ritrovamenti fossili caratteristici e affascinanti.
Già dal 1800 illustri personaggi, come il professor Carlo Patroni e Oronzo Gabriele Costa avevano condotto studi centrati sui fossili di questa zona, ma bisognerà aspettare il 1996 perché questi ritrovamenti fossero organizzati in una mostra divenuta poi permanente.
La visita al Museo di Paleontologia consente di effettuare un itinerario nel tempo e nello spazio, attraverso l’utilizzo di fotografie, mappe, ricostruzioni, reperti fossili che consentono al visitatore di vivere l’ambiente naturale così come si presentava milioni di anni fa.
Interessanti sono i famosi fossili Clypeaster, specie di ricci di mare che nella zona vengono erroneamente denominati “stelle di mare”, per il particolare rilievo che esibiscono simile ad una stella marina.

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