Ultimo aggiornamento: 18.12.2018

Itinerari

Arte storia e religione - La leggenda delle Streghe di Benevento
foto Benevento - Stretto di Barba, luogo dove si riunivano le Streghe

Benevento, contornata da rilievi appenninici e adagiata su una conca naturale, ha una storia molto articolata, per certi versi avvolta nel mistero.
Molti avranno sentito parlare delle “streghe di Benevento”, personaggi leggendari la cui fama si diffuse proprio a partire dal 700 d.C., durante l’epoca della dominazione longobarda.
La credenza nell’esistenza delle streghe, infatti, nacque e si fuse con gli echi delle misteriose usanze dei longobardi, un popolo fedele alle proprie tradizioni, che praticava anche nei territori conquistati i riti legati al culto del dio Wothan. Un rituale, in particolare, prevedeva che i cavalieri longobardi si riunissero fuori dalle mura della città, precisamente in un bosco di noci, e qui, intrecciandosi in caroselli equestri e corse sfrenate, lanciavano frecce contro una pelle di caprone appesa ad un albero di noce, consacrato al dio Wothan.
I Beneventani spiavano atterriti e, nella visione popolare, tutto ciò cominciò ad acquisire una parvenza meravigliosa e demoniaca. Infatti, benché la pratica di queste cerimonie avesse avuto termine - a causa della conversione al cristianesimo dei Longobardi, sotto il duca Romualdo II - ed il noce “demoniaco” fosse stato abbattuto per volontà del Vescovo Barbato, le voci attorno a misteriosi eventi continuarono a circolare. Attribuirono questi riti magici a donne malefiche, intraviste danzare freneticamente intorno all’albero di noce: nell’immaginario collettivo, infatti, gli urli di guerra furono trasformati nei frastuoni scomposti di orge sataniche. Il diavolo, in sembianze di caprone, partecipava a queste celebrazioni insieme a demoni custodi, detti “Martinelli” (o Martinetti) in qualità di amanti e servi.
Nei secoli successivi, dopo che lo splendore di Benevento accrebbe e la città divenne “isola pontificia” nel Regno di Napoli, la leggenda continuò a vivere, attraversando il basso Medioevo, il Rinascimento e l’età Barocca, fino ai nostri giorni, colorendosi via via con particolari sempre più vari.
Molte e diversificate le tracce lasciate nella letteratura da questa leggenda beneventana: dalle opere del problematico autore de Il Fiore, il trecentesco Ser Durante, al festevole Redi de Il Gobbo di Peretola, alle prediche di San Bernardino da Siena.
Anche nella musica questa leggenda ebbe una propria eco: Il Noce di Benevento di Franz Xaver Sussmeyer, allievo di Mozart e Salieri, fa, evidentemente, riferimento all’albero “incriminato” e Le Streghe è proprio il titolo di una delle più singolari composizioni di Paganini.
Ma delizioso ambasciatore nel mondo della leggenda di Benevento è, dal 1860, il liquore che Giuseppe Alberti non poteva che chiamare “Strega”. Un nome che fa appello al saldo legame con il territorio, ma anche alle qualità e al gusto da incanto.

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